Appena rientrati da un mese in Indonesia, posso con certezza da dire, che anche i nostri figli – persone autistiche – con un ritmo loro crescono e diventano grandi.
Sono fermamente convinta che viaggiare sia il modo migliore per crescere.
È tanto che non scrivo qui sul blog, vi chiedo scusa ma è stato un periodo intenso, in questi mesi mi sono dedicata al lancio di un progetto molto complesso.
A luglio con la mia famiglia abbiamo visitato Singapore e Bali (Uluwatu e Ubud).
Che viaggio pazzesco, che natura, che cultura che serenità.
Giulia si è goduta al massimo il viaggio, era super emozionata e agitata, ma non era per nulla preoccupata.
Si è ambientata benissimo.
Partiamo dalla fine… quando mancavano 5 giorni al rientro Giulia era stanca, non vedeva l’ora di tornare a casa perché 30 giorni in giro per il mondo sono davvero tanti ammettiamolo.
Le mancava la casa, la sua camera, il suo cibo e i suoi amici Sofia, Francesco e Andrea che infatti rivedrà in questi giorni.
Le sue caratteristiche autistiche in viaggio si annullano, questa cosa è davvero incredibile.
Succede sempre è come se lei si costruisse un mondo parallelo dove c’è Giulia in viaggio.
Aspettate… certe cose ovviamente accadono sempre, ma per noi quelle fanno oggi parte nella nostra normale quotidianità: un’attenta programmazione, la selettività alimentare, la valigia preparata con un mese di anticipo, stimming toys sempre a portata di mano.
Ma va bene…se lei, oggi una ragazza autistica di 12 anni, con alcuni accorgimenti spettro friendly riesce a viaggiare, a conoscere il mondo e a sperimentare noi siamo felicissimi.
Prima tappa Singapore
Il nostro viaggio è iniziato i primi di luglio alla scoperta di Singapore, tre giorni per le vie della città con il tasso di umidità pazzesco ( il più alto da noi sperimentato fino ad ora).
Questi tre giorni non sono andati benissimo in realtà per Giulia perché a Singapote per lei mangiare è stato quasi impossibile. Eravamo pronti però e con una buona colazione, cene dolci a base di waffle o di goza ( gli unici ravioli orientali che lei mangi) e qualche snack portato dall’Italia ci siamo salvati ( alla fine della vacanza Giulia ha perso 3 kg).
In questi casi la selettività alimentare, tipica di molte persone autistiche non aiuta.
Singapore è stupenda, immensa pulita, ordinata, tecnologicamente avanti anni luce: i suoi grattacieli, le sue meraviglie architettoniche e i quartieri dalle mille culture e tradizioni come quello cinese, quello indiano e quello musulmano sono meravigliosi…mondi diversi dentro ad un’unica metropoli open mind.
Nessuno è infastidito dalle diverse tradizioni, ogni cultura coesiste. C’è rispetto assoluto per tutti.
Che perfezione, che meraviglia l’apertura mentale. Per non parlare della natura, dei giardini immensi e degli orti botanici, hanno dedicato immense aree alla coltivazione di oltre 100 specie di orchidee… non potete immaginare il nostro stupore.
L’aria è davvero irrespirabile però, il 78% di umidità è davvero tanto, anche Giulia era molto infastidita e stanca.
Seconda tappa Bali
Siamo poi ripartiti alla volta di Bali, eravamo tutti emozionati…prima tappa una settimana sul mare a Uluwatu.
Cosa dire? Talmente stupendo che gli si perdona il traffico e il fatto che non ci siano i marciapiedi! Abbiamo iniziato con un tramonto mozzafiato nella famosa spiaggia che ospita i campionati mondiali di surf.
I tramonti di Bali ti entrano nel cuore e si conservano per sempre nella mente.
La cosa più strepitosa di Bali sono le PERSONE e quello che inconsapevolmente ti donano: serenità, gentilezza e gratitudine. È una questione culturale me ne rendo conto ma quanto sarebbe bello se le persone anche qui fossero così? Quanto sarebbe bello se, anche nel nostro quotidiano trovassimo vicino a noi persone così SERENE, GENTILI e ACCOGLIENTI nei confronti dei nostri figli e dell’autismo?
Siamo stati benissimo ad Uluwatu, abbiamo visitato spiagge sia deserte, per andare incontro alle esigenze di Giulia, che quelle più frequentate per ammirare le onde alte e i surfisti!
Dopo una settimana di mare ci siamo spostati ad Ubud per esplorare i vari templi e vivere più da vicino le tradizioni.
Giulia era molto incuriosita, ma allo stesso tempo un po’ impaurita dalle statue presenti nei vari templi che raffigurano i loro Dei e in effetti devo ammettere che fanno un po’ impressione. Grande conquista comunque… siamo riusciti a farle indossare i sarong per entrare nei luoghi sacri e credetemi con la sua sensibilità ai tessuti credo che per lei sia stato davvero un grade sforzo.
Cosa rimarrà a Giulia da questo viaggio?
Lo scopriremo solo nei prossimi, giorni, mesi e anni ma sono certa che anche per lei qualcosa le rimarrà sempre nel cuore ed è appunti la dolcezza del popolo balinese.


