A chi fra voi frequenta sui social canali e pagine che trattano di disabilità non sarà sfuggita nelle
scorse settimane la polemica sollevata a seguito di un articolo pubblicato su “Superando” da
Giovanni Marino, presidente di ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici).
ANGSA è un’associazione nata nel 1985 con l’obiettivo di tutelare i diritti delle persone nello spettro autistico (bambini ma anche adulti) e delle loro famiglie. Ha contribuito in modo significativo a diverse conquiste legislative e istituzionali per migliorare la vita delle persone autistiche e delle loro famiglie, tra le quali voglio sottolineare l’impegno a far riconoscere l’autismo come condizione neurologica permanente, contrastando teorie che lo consideravano causato da fattori psicologici o familiari.
Superando è giornale web che racconta il mondo della disabilità con uno sguardo aperto e profondo,
mettendo in relazione i diritti delle persone con disabilità con quelli di altri gruppi sociali e
analizzando la situazione in Italia e nel mondo. Se non lo conoscete vi consiglio di inserirlo nelle
vostre liste di lettura.
Nasce nel 2004 dal bisogno di raccontare, ascoltare e far incontrare voci diverse.
Il suo scopo è duplice: informare con cura e rispetto, e dare vita a uno spazio dove opinioni anche contrastanti possano dialogare liberamente.
Qui si intrecciano esperienze di associazioni e persone, con e senza disabilità, e informazioni dall’Italia e dal mondo.
Nel suo articolo, dal titolo “Le residenze non sono istituti, ma modelli abitativi progettati a misura dei bisogni assistenziali delle persone” Giovanni Marino difende l’idea che le residenze per persone autistiche non siano luoghi segreganti, ma spazi progettati per rispondere ai bisogni assistenziali
complessi.
Secondo lui le residenze rispettano la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e
sono state riconosciute come “modelli abitativi” nelle Linee Guida per l’autismo adulto.
Contrapporre le residenze alla vita indipendente è fuorviante e rischia di favorire logiche economiche anziché servizi concreti. Porta come esempio le persone autistiche di livello 3: necessitano di assistenza intensiva, con un rapporto di almeno 1 operatore ogni 2 persone, anche a loro le residenze ben progettate possono offrire una vita piena, dignitosa e attiva, non solo assistenza.
Marino critica il concetto di “Progetto di Vita” come strumento poco controllato, che può generare
abusi economici. Sostiene che alcune persone ricevono contributi mensili molto elevati senza
verifiche adeguate.
Infine, invita a superare le ideologie e a riconoscere che la disabilità non è solo una questione di
barriere sociali, ma anche di bisogni reali e complessi che richiedono risposte concrete e strutturate.
Rivendica il ruolo storico di ANGSA nella difesa dei diritti delle persone autistiche e sottolinea che le residenze, se ben progettate, possono offrire una vita piena e dignitosa, non solo assistenza.
Le sue dichiarazioni hanno sollevato accese critiche da parte di altre associazioni.
Giovanni Marino, papà di due ragazzi autistici è anche presidente della Fondazione Marino, da lui
creata nel 2008.
La Fondazione Marino gestisce strutture residenziali “ad alta integrazione sanitaria”, cosa che ha suscitato il timore di un conflitto di interessi. La sua visione è stata giudicata assistenzialista e segregante: molti ritengono che Marino riduca la disabilità a una questione puramente medica e assistenziale, ignorando in realtà il diritto all’autodeterminazione sancito dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.
Le sue critiche al “Progetto di Vita”, da lui definito come un “foglietto per ottenere 5.000 euro al
mese”, hanno suscitato indignazione per il tono sprezzante e per la banalizzazione di uno strumento
fondamentale per l’inclusione.
Del suo articolo è stato criticato anche il linguaggio, definito stigmatizzante.
Alcune sue espressioni sono state giudicate disumanizzanti e offensive, alimentando una narrazione pietistica e non rispettosa della soggettività delle persone con disabilità.
Sostenere poi la convivenza esclusiva tra persone autistiche, per evitare interferenze da parte di
persone con altre disabilità è stata considerata una posizione paragonabile a logiche da era
manicomiale.
Cosa ne pensate? Avete anche voi la percezione che si stia promuovendo una “guerra tra poveri”,
dove le persone con disabilità più gravi vengono considerate meno meritevoli di libertà e
autodeterminazione?
Vi invito a leggere il suo articolo e farvi una vostra idea!


